Mille e una peripezia per arrivare al controllo. La visita 2.0

Sul comodino ho una lampada, l’ho sfregata milioni di volte ma mai che ne sia uscito un genio capace di esaudire il mio desiderio. Ci ha provato anche mio marito, che in effetti somiglia un po’ al genio della lampada del cartone animato Disney… che sia lui il mio mago? Che sia lui la persona capace di realizzare il mio e anche suo desiderio? Domani proverò a chiedergli di accompagnarmi in ospedale sul suo tappeto volante e poi vi dirò…

E’ la sera del 26 aprile, vado a letto pensando che l’indomani sarà un nuovo grande giorno. Dormo serena, rilassata e tranquilla. L’agitazione della volta precedente ha lasciato il posto all’eccitazione per questa nuova avventura. Sono quasi euforica, forse perché per il momento non devo ancora fare i conti con le mille paranoie che so che mi affliggeranno nelle prossime settimane e così mi godo questa sensazione di pace ed entusiasmo.Schermata 2017-06-03 alle 21.25.42.png

Questa visita l’abbiamo prenotata subito dopo l’esito del primo ciclo di terapia, andato – ahimè– diversamente dalle attese : la visita di controllo 2.0 dà il via al nostro “secondo giro”. Trovo confortante e a tratti rassicurante, il fatto di conoscere già l’ospedale, gli ambulatori, le trafile e soprattutto di riconoscere ormai qua e là i visi di medici e infermieri. Ormai ci siamo, é l’alba di un uovo inizio. Spero che il genio della mia lampada questa volta esaudisca il mio desiderio.

Arriva l’alba del 27 aprile. Come ogni giorno mi aspettano mille casini in ufficio, ma io mi concentro sul fatto di sbrogliare tutto entro l’orario che mi sono prefissata. Per l’occasione ho chiesto un permesso di un’ora che mi permetterà di rientrare a casa con calma, farmi una doccia e rilassarmi un attimo prima di andare in ospedale. La visita é fissata per le 15:30.

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Chiaramente le cose non vanno come avevo programmato e un quarto d’ora prima dell’ora X scatta l’urgenza da chiudere entro subito. Mi rimbocco le maniche, faccio i salti mortali ma niente sono in ritardo sulla mia tabella di marcia. Chiamo mio marito e,con tono disperato, lo avverto del ritardo. Come sempre lui é lì per aiutarmi e, pronti via, ecco il piano B. Mi suggerisce di tornare verso casa e mentre io arrivo, gli passo dal finestrino della macchina il mio tesserino sanitario e lui corre in ospedale a fare la preaccettazione  al posto mio così io ho il tempo di tornare un attimo a casa. Riesco 15 minuti dopo, ma, arrivata al parcheggio dell’ospedale, NIENTE. Parcheggio completo. Mi metto a pedinare una coppia che sta pagando alle macchinette e, una volta parcheggiato, faccio uno sprint degno di Usain Bolt e corro alla sala verde della torre 1.

Arrivo giusto in tempo perché da lì a poco toccherebbe a me. Scopro che negli ambulatori 118 e 119 ci sono rispettivamente il dott. Candeloro e il dott. Fusi, comunque vada io cado in piedi e questo mi rasserena.

Entro nell’ambulatorio 119 e ci accoglie il dott. Candeloro con uno dei sorrisi più simpatici di sempre. Ci riconosce, ci sorride, controlla gli esiti e la cartella clinica della volta unopuntozero, ci spiega e ci racconta. La visita é minuziosa e dettagliata, lui é preciso e rassicurante. Ci mette a nostro agio, ci dà del tu e si sbilancia anche nel raccontarci che da lì a poco si sarebbe assentato per qualche settimana per un impegno personale. Proprio in vista della sua assenza, per evitare di perdere settimane preziose, la visita di controllo si trasforma nella visita preparatoria (quella che in teoria dovrei fare il 23 maggio) e in men che non si dica ci stila il nuovo piano terapeutico. Ce lo descrive, ce lo racconta. E’ diverso rispetto al primo perché la stimolazione inizierà il 21° giorno del ciclo e non il primo giorno del ciclo come nella volta unopuntozero. Insomma riparto con un piccolo vantaggio e ne sono felice.

Esco da quell’ambulatorio confidente e fiduciosa con mio marito sorridente perché mi vede serena e allegra. Non penso alla volta unapuntozero come ad un fallimento ma come una quasi riuscita e mi concentro sul fatto che questa volta potrebbe essere la volta buona. Le premesse ci sono tutte e la mia lampada magica non é ancora stata strofina a dovere. Il mio genio della lampada ce l’ho già lì di fianco a me e siamo pronti per cavalcare questa nuova avventura sul nostro nuovo tappeto voltante.

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