Il 14° post transfer:le ultime beta. Mai fidarsi dei numeri.

Un’altra notte insonne. Questa sembra perfino più lunga e lenta. L’ultima volta che guardo l’orologio sono le 1:30. Mi giro, mi rigiro e alla fine mi impongo di dormire. Sonnecchio più che dormire. Domani è un giorno epocale. Ricordo la frase del medico che dice che il valore del 10° giorno post transfer era un po’ basso, ma ho stampato nella mente quel numero “26” che mi é sembrato da subito il valore perfetto.

La sveglia non fa in tempo a suonare perché io sono già sveglia. Mi sono svegliata alle 4 poi alle 5 e alle 5:35 mi sono detta “tra poco suona, non ha senso riaddormentarsi“. Come l’altra volta mio marito ha dormito nell’altra camera per non disturbare il mio sonno ed evitare che io disturbassi il suo. Sacrificio inutile tanto nessuno dei due ha dormito.

Quando entra in camera io sono già nel nostro bagno quasi pronta ad uscire. Ci prepariamo e usciamo di casa come due automi, ma con una sensazione tutto sommato di leggerezza. Scherziamo sul “se fosse, se dovesse, nel caso, se succedesse…“. Certo fino a qui ci é andato tutto bene, perché dovrebbe non esserlo fino alla fine?

Pensiamo ai segni del destino, e a queste date e questi numeri ricorrenti in tutto queste settimane. In più oggi è la nostra festa.

alle 6:45 siamo in ospedale, strada deserta, parcheggio libero, ma una volta dentro c’é coda ai totem dei numeri. Una coda infinita e gli sportelli dei prelievi non sono nemmeno ancora aperti. Prendo il mio numero U040 e quando alle 7:00 aprono le porte della sala d’attesa dove ci accomodiamo in pole position. Stavolta stiamo attenti ai segni e a tutti i numeri. Non siamo scaramantici ma cerchiamo piccole conferme che possano farci sentire fortunati.

Il nostro turno arriva in fretta, sono oltre 30 sportelli quasi tutti aperti. Per le 7:15 tocca già a me. Sportello 29. L’infermiera è gentilissima, ma mi fa un buco che nel braccio potrei infilarci una penna e non sentire nulla. Io però ormai sono talmente abituata a tutti questi prelievi che quasi non ci faccio caso. Sorride, é gentile, sembra dolce ma non fa un commento sul prelievo che sta facendo.

Come la scorsa volta ci fermiamo al bar dell’ospedale a fare colazione, ma questa volta subito dopo tocca andare al lavoro. Mi accompagna mio marito che lavora a pochi km dal mio ufficio.

Passano le ore, sono in ufficio e l’sms non arriva, almeno non sono sul divano a guardare il telefono che non suona. Alle 15:1o  arriva l’sms. Resisto per un po’, perché avevo promesso a mio marito che lo avremmo aperto insieme, ma la curiosità, l’agitazione, la voglia di sapere, mi assale e allora non riesco a trattenermi e mi collego al sito on-line. Il computer  ci mette un po’ a scaricare il referto. Si apre l’intestazione con il logo dell’ospedale, ma il resto della pagina non si carica. Aspetto e aspetto e quei secondi sono interminabili. Mi manca il fiato, ho il cuore letteralmente in gola, mi sento estraniata da tutto ciò che mi succede intorno e…alla fine vedo un 5, che non è certo un multiplo di 26.Lo guardo e lo riguardo con la speranza di essermi persa i due  ZERO ZERO dopo il 5, ma niente il numero resta 5. Niente 500.

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Mi si ferma il cuore per un attimo, mi assale il gelo, ho i brividi di freddo, mi sento la testa scoppiare e il viso andare a fuoco. Mentre succede tutto questo  da lontano mi sento  chiamare e mi dicono “Ma stai bene? Sei bianchissima, esci a prendere una boccata d’aria“. In effetti non sto bene e non so cosa fare. Vorrei urlare, piangere, tirare qualcosa, ma sono in ufficio e non posso farlo.

Mi allontano dal mio ufficio e poi comincio a pensare : chiamo o non chiamo mio marito? Glielo dico o no? Mi do 10 minuti e alla fine decido di chiamarlo. Non posso certo far finta di nulla e arrivare a casa e aprire il file insieme.. non saprei fingere e così alla fine glielo dico. Non  so come fare, non mi sono preparata e così non ci giro  intorno perché  tanto certe notizie comunque dette sono comunque devastanti e tristi da pronunciare e sentirsi dire.

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Gli dico che non ho resistito e ho aperto il file e che non é andata bene. Sento la sua delusione dall’altra parte del telefono, mi immagino la sua faccia e mi sento in colpa per non aver aspettato di essere insieme. Non sarebbe cambiato nulla ma almeno saremmo stati insieme. Ci saremmo stretti, ci saremmo abbracciati e ci saremmo fatti forza INSIEME. Leggo tra i suoi  sospiri e i suoi silenzi tutta la sua delusione e la sua amarezza, ma come sempre, la mia roccia ,non lo da vedere e cerca subito di guardare oltre “lo sapevamo, ci riproveremo“.

Alle 17:00 mi viene a prendere in ufficio, entro in macchina e vedo subito i suoi occhioni azzurri arrossati. Ne parliamo tornando a casa in auto. Siamo consapevoli del fatto che sarebbe potuto accadere, ma ci siamo anche lasciati illudere da quel primo numerino che ci aveva aperto il cuore e le speranze. Non possiamo rimproverarci nulla abbiamo fatto tutto come andava fatto e ogni passo fino a qui lo abbiamo superato nel migliore dei modi.

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Evidentemente doveva andare così, anche se avremmo preferito di gran lunga fosse andata diversamente. Ormai non ci possiamo fare nulla e anche per questa volta restiamo io e lui con uno sguardo speranzoso sul futuro. Restiamo noi, più forti e più uniti di prima perché insieme affronteremo anche questa.

Ritenteremo e saremo più fortunati.

 

 

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