Il transfer : dalle pratiche amministrative alla sala operatoria – fase 1

Immaginatevi un monopoli un po’ particolare, siete sulla casella Hospital Street e, tirando i dadi, capitate sulla casella “Vai a casa, stai fermo 2 turni -leggasi stai a casa 2 giorni – e ripassa in ospedale“. Questo é esattamente ciò che succede tra il pick-up e il transfer. Un day hospital, poi un paio di giorni di riposo a casa e poi nuovamente in ospedale.

Quella mattina vi sembrerà di vivere un déjà-vu perché ripetere le stesse identiche azioni fatte non più tardi di 72 ore prima, con l’unica eccezione che potrete fare colazione, ma sarà talmente presto che lo stomaco non sarà ancora pronto ad ingerire del cibo per cui anche questa volta rimarrete fregati.

Uscite di casa, prendendo la borsa preparata nello stesso identico modo dell’altra volta, inclusi tutti i documenti e consegnate a vostro marito/compagno/partner la vostra tessera sanitaria. Non dimenticatevene!

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Sarete in ospedale per le ore 6:30, ormai avete capito che non ha senso arrivare molto prima. Il parcheggio é deserto, l’ospedale ancora semivuoto e l’alba sta arrivando. Vostro marito andrà direttamente al CUP CENTRALE ingresso 32 per ritirare la cartella clinica e richiedere il certificato medico INPS, mentre voi andrete direttamente nella sala d’attesa del reparto di ginecologia al terzo piano – torre 1, ingresso 7, prendete l’ascensore e salite al 3° piano, lì andate a sinistra (Vedi post “Per non perdersi- corso di orientamento all’Ospedale PapaGiovanni XXIII“), dove vi ritroverete come l’altra volta circondate da altre ragazze tutte lì per lo stesso motivo, chi per il pick-up e chi per il transfer.

Improvvisamente arriverà l’infermiera che chiamandovi per nome vi indicherà il vostro numero di letto su cui troverete il solito camicie e la solita cuffietta. In camera conoscerete meglio anche la vostra compagna di avventura, che avrete verosimilmente incontrato il giorno del pick-up. Ci vorrà poco per aprire il dibattito medico-scientifico e, sono certa, che mentre converserete vi sentirete quasi stupite della vostra padronanza in fatto di termini medico-scientifici. Userete parole come pick-up, blastocisti, orgalutran, decapeptyl, transfer… Sembrerete serie e credibili. Fortuna però che diagnosi, piano terapeutico e interventi non li facciamo noi!

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 La camera sarà più piccola di quella del giorno del pick-up. Sarà al terzo piano e non al primo, ma sarà comunque pulita e accogliente e anche il servizio in camera sarà simile a quello del pick-up.

Nel giro di pochi minuti sarete inviate a indossare il camicie, potrete tenere la canottiera e anche i calzini, le ciabatte e se vorrete perfino la vestaglia. L’infermiera vi dirà di tenere la vescica mezza piena, poi vi misurerà la pressione, vi consegnerà la vostra cartella clinica e  vi farà accomodare sulla sedia a rotelle con cui verrete portate fino alla sala operatoria del piano 1°.

I vostri mariti/ compagni/partner saranno degli spettatori silenziosi e premurosi, guarderanno ogni vostra singola mossa, vi chiederanno in continuazione se avete bisogno di qualcosa, cercheranno di esservi di aiuto e di sostegno. Non potranno  fare granché ma la loro presenza sarà fondamentale, perché vi rassicurerà, vi darà forza e sentirete tutto il loro affetto e allora voi sorridetegli e cercate di sembrare tranquille perché anche loro sono in ansia, forse anche più di noi, ma non possono darlo a vedere.

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Sedute sul vostro trono a rotelle, sfilerete in fila indiana, spinte o da vostro marito o dall’operatore ospedaliero lungo il corridoio del reparto maternità. Ogni passo  fino all’ascensore sarà scandito dal pianto di un neonato che, auguriamoci, sarà di buon auspicio.

Arrivate al primo piano, saluterete i vostri mariti/compagni/ partner e ancora una volta oltrepasserete le porte del corridoio della sala operatoria che si richiuderanno alle vostre spalle. Ancora una volta sarete lì in quel corridoio senza tempo in compagnia di 3 nuove amiche, accomunate da questa esperienza. Vi guarderete intorno, vedrete arrivare uno dopo l’altro lo staff dell’intervento e per ultima la ginecologa, perché ahimè non é detto che ad ogni intervento ci sia il dott. Fusi. L’atmosfera sembrerà meno tesa di quella del pick-up fino a quando non arriverà l’infermiera a prendere la prima di voi e portarla in sala operatoria. Una dopo l’altra arriverà il turno di tutte.

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