Il transfer : dalla sala operatoria alla camera – fase 2

Questa volta siete sveglie e vigili, siete coscienti e sapete che non verrete sedate. Sala operatoria e assenza di anestesia, un connubio non proprio felice, ma vi sentite forti e pronte ad affrontare anche questa tappa perché in fondo al tunnel intravedete con occhi sognanti il vostro traguardo.

L’infermiera mi viene a prendere, dice il mio nome con dolcezza e mi scorta fino in sala operatoria che stavolta é popolata solo da donne. La ginecologa non c’é, é fuori a compilare i moduli e i documenti al computer. La sala  é la stessa dell’altra volta e l’effetto é identico, anzi, forse stavolta mi sembra perfino più grande, perché sono costretta a fare qualche passo a piedi per raggiungere il tavolo operatorio una volta lasciata la sedia a rotelle e ai lati davvero sembra molto più buia di quanto non lo sia in realtà.

Guardo oltre la finestrella che si affaccia sulla sala operatoria e questa volta riconosco la biologa, che mi fa piacere sia lì perché é un viso famigliare. Intanto le infermiere chiacchierano tra di loro e mi raggelo quando sento la frase “E’ arrivata già arrabbiata, si vede da come ha appoggiato la borsa“. Alt, calmi tutti, di chi stiamo parlando? Mi faccio coraggio e intervengo timidamente nella loro conversazione e chiedo “Ma parlate della dottoressa?” e, sebbene mi rispondano tutte in coro di no, smettono di parlarne e da lì capisco. Andiamo bene, non ho il mio Babbo Natale in camice bianco e ho pure la ginecologa arrabbiata. Ottime premesse direi ed in più mi scappa pure la pipì. Poi mi chiedono i soliti dati (nome e data di nascita) e alla fine mi sdraio sul lettino operatorio.

Mi accomodo con le gambe all’aria, mi mettono come l’altra volta la traversina sotto i glutei e i gambali sulle gambe e come sempre le luci, forti e di un biacco ottico, puntano tutte lì, sulle mie parti intime che sono sotto gli occhi di tutte le presenti. Ormai quasi non ci faccio nemmeno più caso, l’ho fatta vedere più in queste 3 settimane che in tutta la mia vita.

Nel frattempo arriva la dottoressa, che io saluto cordialmente sperando di non farle sentire la mia tensione. E’ già arrabbiata, manca solo che la faccia innervosire con le mie ansie.

schermata-2017-03-02-alle-17-46-00

La ginecologa inserisce lo speculum, poi inietta una soluzione che immagino sia simile alla lavanda vaginale che mi ero fatta per il precedente operatorio e poi sento un leggero fastidio mentre inserisce il catetere. Niente di doloroso, un fastidio sopportabile che non riesco nemmeno a localizzare, ma che passa velocemente. Tutto succede senza che io me ne accorga, dal catetere la ginecologa inietta gli embrioni nell’utero nella posizione che ritiene più idonea per l’attecchimento. Avevano ragione, l’anestesia non serve. E avevano doppiamente ragione, l’intervento dura davvero poco.

schermata-2017-03-02-alle-18-12-34Il tempo di chiedere alla dottoressa se é andato tutto bene e, mentre si allontana, sento che risponde con un tono tutt’altro che partecipe “Sì, tutto bene“. 3 parole dette di fretta e pure in modo freddo, ma mi sono sembrate le parole più belle mai pronunciate fino ad allora. E io a quel punto cosa posso fare se non crollare?!  Mi lascio andare e fatico a trattenere le lacrime. L’emozione é incontenibile , in quel momento sapevo di avere dentro di me 3 potenziali embrioncini. Cerco di mandare indietro le lacrime, ma non é possibile,stanno già sgorgando senza interruzioni.

Le infermiere sono dolcissime, una mi accarezza il viso, l’altra mi passa delle garze per asciugarmi gli occhi (perché di fazzoletti nemmeno l’ombra), l’altra cerca di farmi ridere perché dice che non posso tornare da mio marito così sconvolta, chissà cosa avrebbe pensato. Tutto vero e allora cerco di ricompormi, per quanto possibile perché sono ancora gambe all’aria con le mie parti intime in bella vista.

schermata-2017-03-02-alle-18-33-11Appena tornata sulla terra, scendo dal letto operatorio e mi risiedo sulla sedia a rotelle con cui vengo spinta nel mio solito corridoio. Devo aspettare che arrivi  l’operatore ospedaliero a prendermi , ma lui ritarda. Intanto le porte del corridoio si aprono e si chiudono infinite volte e io intravedo lì fuori mio marito che mi aspetta. Allora cerco di tranquillizzarlo, gli faccio segni e gesti e intuisco che lui capisce. E già mi sento meglio.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...