Il post transfer in ospedale – fase 3

Giorno per giorno avrete superato dubbi e ansie e finalmente siete lì in quella camera di ospedale consapevoli che dentro di voi avete degli embrioncini. In quel momento siete, anzi siamo, tutte un po’ mamme e questo é incontestabile, dentro di noi potrebbe crescere la vita.

Godetevi questo momento perché é il più sereno di tutta questa lunga strada chiamata PMA. Non sarete mai così certe di questo successo come in questo preciso istante. Questa sensazione cercate di ricordarvela e conservarla per portarla con voi nei giorni successivi, perché vi sarà di aiuto. Fermatevi e pensateci.

Quando torno in camera ho due pensieri (oltre a quello dei miei embrioncini) : la pipì e la fame. Sul primo, visto che mi hanno detto di stare a letto sdraiata per almeno un paio di ore, mi concentro per trattenermi. Cosa dura se non durissima visto che ero entrata in sala operatoria già con la vescica mezza piena, ma la forza di volontà mi aiuta. Per la seconda invece, aspetto per un po’ l’infermiera che però tarda ad arrivare e così spedisco mio marito a prendermi una brioche al bar.

Quando arriva l’infermiera per provarci la pressione e portarci il “servizio in camera” io ho già fatto colazione, ma mi faccio comunque servire il the con i biscotti.

La mattinata é lunga e non c’é molto da fare, visto che non posso nemmeno alzarmi. Guardo fuori dalla finestra ma riesco a scorgere solo il cielo che quel giorno é grigio e ancora invernale.  La camera é stranamente silenziosa, nonostante la presenza della mia compagna di avventura e dei rispettivi mariti, tutti presi dai propri cellulari. La camera é ravvivata solo dal colore di uno splendido mazzo di tulipani che mi ha portato mio marito insieme alla brioche. Lui sa sempre essere carino e attento e mi sento orgogliosa di quel mazzo di fiori infilati in un bicchiere di plastica appoggiati vicino al mio letto. Mi metto a giocare un po’ anch’io con il cellulare, poi leggo qualche pagina di una rivista, parlo con mio marito, mi sdraio, sonnecchio… Ma che noia stare lì, poi però penso che mi piacerebbe ritrovarmici tra esattamente altri 9 mesi. Mi cade l’occhio sull’orologio del telefono, finalmente le due ore sono passate, via libera alla toilette.

Mi faccio accompagnare ma non ho giramenti di testa, non ho dolori o fastidi, non ho nemmeno le perdite che mi dicono potrebbero comparire dopo il transfer. Sto bene continuo a sentirmi serena e in pace.

A fine mattinata ci fanno rivestire e lasciare le camere, è arrivato il momento di incontrare prima la ginecologa e poi la biologa. Attendiamo il nostro turno nello stesso corridoio del pick-up e nel frattempo vediamo arrivare la dottoressa, accigliatissima e serissima. E’ ancora arrabbiata mi dico. Quando tocca a noi, proviamo a farle una unica domanda (volevamo sapere la qualità degli embrioni) ma in mezzo secondo ci liquida dicendo che queste domande le avremmo dovute fare alla biologa e così ci azzittiamo e la ascoltiamo.

  • Ci dice che mi ha impiantato 3 embrioni e che è andato tutto bene, nulla di più.
  • Ci consegna il foglio di dimissioni con il report dell’intervento
  • e ,su nostra richiesta, anche il certificato di dimissioni INPS con il numero di protocollo da comunicare al datore di lavoro.
  • Poi ci prescrive gli esami del sangue, i due test per il rilevamento delle BETA hCG da effettuare al 10° e al 14° giorno post transfer.
  • E in ultimo ci dice di proseguire con la terapia prescritta nel nostro piano terapeutico (quello ricevuto all’ultima ecografia).

 beta
Poco dopo arriva anche il momento di incontrare la biologa. La riconosco perché era in sala operatoria. Ha un viso dolce e gentile, un modo di fare rassicurante e premuroso. Con lei ci sentiamo nostro agio e visto che probabilmente percepisce la nostra agitazione ci spiega bene cosa è accaduto durante la fase della fecondazione e la qualità dei nostri embrioncini. Scopro che le 3 cellule uovo fecondate avevano subito reagito bene alla fertilizzazione ma che due erano più piccole. Nel corso dei giorni successivi al pick-up avevano però recuperato nella crescita arrivando tutti e tre a uno stadio di sviluppo di primo grado (= embrione di ottima qualità con massima capacità di annidamento. Le cellule sono tutte regolari e di uguali dimensioni, c’é assenza di frammenti cellulari e il citoplasma è omogeneo. Vedi post I valori ottimali : rebus numerici dei nostri esami e cruciverba sigle). Solo lì scopro che le cellule avrebbero anche potuto non sopravvivere o arrestare la loro crescita. Una fortuna non averlo saputo altrimenti avrei passato il post pick-up decisamente con un altro umore. La biologa ci consegna lo schema dello sviluppo embrionale e poi si congeda da noi.

cellule

Noi ne usciamo soddisfatti.

Prima di andare a casa ci fermiamo al Cup centrale per prenotare i due prelievi delle Beta.

E anche questa é andata!

2 pensieri su “Il post transfer in ospedale – fase 3

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