Semplicemente FIVET

Nell’era digitale tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno sono a portata di mano ed è facile informarsi ma è altrettanto facile uscirne più confusi di prima. Tanti acronimi, sigle, spiegazioni medico-scientifiche e noi, che non mastichiamo il “dottorandese“, rischiamo davvero di non capirci nulla e di rimanerne spaventati.

Voglio raccontarvi cos’é stata per me, fino a qui, la FIVET con parole mie e nel modo più semplice possibile.

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La FIVET è un aiuto medico offerto a quelle coppie che per vari motivi hanno difficoltà ad avere un bimbo. E’ un percorso che si articola in poche settimane e che può cambiarci la vita.

  • Si inizia con delle iniezioni sottocutanee che vi autosomministrerete nel vostro pancino. Queste iniezioni avranno lo scopo di stimolare la produzione follicolare così che il nostro corpo possa produrre più ovuli di quanti normalmente farebbe.
  • Durante questa fase sarete sottoposte a giorni alterni (uno sì e uno no) a dei monitoraggi ecografici e a dei prelievi per verificare i dosaggi ormonali e la risposta ovarica.
  • Una volta ottenuta la risposta desiderata, che significa aver prodotto un certo numero di follicoli di una certa dimensione (sopra i 18 mm) sarete pronte per il pick-up.36 ore prima dovrete somministrarvi un farmaco che bloccherà il processo di ovulazione (per evitare di arrivare al pick-up con follicoli oversize e non idonei). Il pick-up avviene in day hospital e consiste nell’aspirazione dei follicoli prodotti durante il ciclo tramite un piccolo intervento in sedazione, dunque, tranquille non sentirete nulla né prima, né durante e tanto meno dopo.
  • Nel frattempo il vostro prode cavaliere dovrà cimentarsi nell’antica tecnica manuale dell’autocreazione del seme più bello, mobile e fertile mai esistito.
  • Subito  dopo farà il suo grande ingresso la biologa che voi conoscerete solo a fine giornata. La biologa selezionerà gli spermatozoi migliori e gli ovuli fecondabili (non é detto infatti, purtroppo, che tutti i follicoli aspirati contengano dei nuclei, o magari alcuni potrebbero non aver raggiunto la maturazione necessaria o ancora potrebbero non essere idonei).
  • Sempre in laboratorio la biologa “metterà in contatto” gli ovociti e gli spermatozoi selezionati e il resto lo farà la natura. L’accoppiamento tra spermatozoi e ovuli infatti avverrà in modo naturale, saranno loro a scegliersi e a dare vita alla fecondazione benchè ciò avvenga fuori dal proprio corpo (per la ICSI invece non è così).
  •  Prima di essere dimesse incontrerete il/la ginecologo/a e la biologa che vi dirà come sarà andata la fecondazione (nel mio caso su sei follicoli aspirati, 3 erano stati fecondati).
  • Nelle 72 ore successive la natura deciderà il futuro degli ovoli fecondati. Potrebbero crescere tutti e diventare tutti pre-embrioni, oppure qualcuno potrebbe non sopravvivere o arrestare la crescita. Noi non possiamo fare nulla, se non aspettare; é la natura a decidere.
  • A 3 giorni dal pick-up dovrete tornare in ospedale per il transfer. Si tratta di un piccolo intervento senza sedazione perché è indolore (solo un pochino fastidioso, ma sopportabile) con cui gli embrioni sopravvissuti  verranno introdotti in utero con la speranza che mettano radici all’interno della propria mucosa uterina (l’endometrio). Nel mio caso tutti e 3 gli ovuli fecondati hanno dato vita a 3 minuscoli pre-embrioncini di classe 1 e ho chiesto che mi venissero impiantati tutti e 3.
  • Il passo successivo é la “cova”, ossia la lunga attesa tra il transfer e il test delle beta che rivelerà se il concepimento é andato a buon fine e se tra 9 mesi potremo conoscere i piccoli embrioncini che al momento ho dentro di me.

Queste due settimane per me sono magiche perché in questo momento comunque sia, sono mamma e il desiderio di continuare ad esserlo è talmente forte che non riesco ad immaginare che ciò non accada, per cui mi coccolo, mi voglio bene e continuo a sperare al meglio.

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